“David di Donatello”: il momento di difficoltà dei lavoratori dello spettacolo

Autore: Guido Laudani | Sat, May 8, 2010

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“David di Donatello”: il momento di difficoltà dei lavoratori dello spettacolo
Ieri mattina al Quirinale si è svolta la cerimonia di presentazione della 54° edizione dei Premi "David di Donatello" alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel Salone dei Corazzieri ha preso la parola Gian Luigi Rondi, Presidente dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi "David di Donatello", seguito dall'intervento di Tonino Guerra a nome del Cinema Italiano; è seguita poi la presentazione dei candidati, ai quali il Presidente Napolitano ha rivolto un saluto augurale, non nascondendo il momento difficile del cinema italiano: "Ho detto delle difficoltà che hanno pesato anche sulla vita del cinema italiano nel corso di quest'anno: le difficoltà non sono finite, diciamocelo francamente, perché sono parte delle difficoltà complessive dell'economie e della finanza pubblica."

Al Quirinale erano fra l'altro presenti il Sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Maria Giro, il Presidente dell'ANICA, Paolo Ferrari e il Presidente dell'AGIS, Alberto Francesconi; assenti il ministro Bondi e il sottosegretario Letta, impegnati nel consiglio dei ministri sulla crisi greca.

Tutto allora "abbastanza" tranquillo? Diciamo di no, perchè la crisi che investe il settore è forte e non è solo un problema economico, ma anche un problema culturale. Se ne rende perfettamente conto l'Associaizone 100 Autori, che nella serata di premiazione all'Auditorium leggerà un breve messaggio che fotografa l'attuale situazione di difficoltà dei lavoratori del mondo dello spettacolo: "Qui, in piedi, c'è un pezzo del cinema italiano che stasera rappresenta con orgoglio più di duecentocinquantamila donne e uomini che lavorano in un'industria che non produce automobili né scarpe, ma storie. Siamo qui, con rispetto e con gioia, col vestito migliore, per festeggiare il cinema. Come ogni anno, da più di cinquant'anni. Ma siamo sempre meno, come i nostri film. Siamo un'industria a consumo. Quest'anno non ci sono più soldi per finanziare la produzione. Non c'è una legge che regoli il sistema e che ci permetta di opporci a questo fatto inaudito. Nè una prospettiva d'investimento per questo settore che in ogni paese è strategico.

Ma in Italia è considerato una spesa inutile, un ingombro, un fastidio. Quest'anno avrete ancora meno film. Meno fiction. Meno documentari. Meno storie con cui divertirvi e pensare. E il trenta per cento di quei duecentocinquantamila uomini e donne non avrà più un lavoro.

Ma non ci piangiamo addosso. E non chiediamo elemosine. Siamo qui per difendere il diritto degli spettatori di scegliere anche il cinema italiano. Siamo qui per pretendere il giusto: che chi realizza enormi profitti con le nostre opere, ne reinvesta una parte per inventare e realizzare nuovo cinema e nuova fiction. Siamo qui per dirvi che non rinunceremo a fare i nostri film. Oggi è la nostra festa. Dunque che la festa cominci. Ma non finisce qui."

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